Contaminazioni | Agile Coach Camp 2016

Foto 10-06-16, 09 04 01“…Unconference for agile coaches” per chi si chiede che cosa sia l’Agile Coach Camp, d’ora in poi ACCIT, è questa la primissima frase che trovi entrando nel sito dedicato all’evento e non poteva esserci un inizio più azzeccato.

Sono anni che monitoro questa Unconf, giunta ormai in Italia alla sesta edizione, finalmente approdo a Lavarone (TN), con un veterano dell’ACCIT, nonché mentor, coach e profondo conoscitore delle metodologie agili.

Durante le 5 ore di viaggio, si è parlato delle precedenti edizioni, delle persone che avremmo incontrato da lì a breve. Sì, perché nel momento in cui si fa richiesta di adesione all’evento occorre inviare anche una breve presentazione di sé e del motivo per il quale si chiede di partecipare.

Una volta approvata la richiesta, riceverai le presentazioni ed i riferimenti degli iscritti. In questo modo si crea subito un’occasione di contatto, all’interno di un  network profilato. Le persone hanno la possibilità di iniziare a conoscersi da remoto, per poi incontrarsi da lì a breve di persona.  Uno degli aspetti che più mi sono piaciuti è stata proprio l’organizzazione, efficace, trasparente e votata a favorire la conoscenza fra i partecipanti, chiedendo a tutti noi una presenza attiva. Di portare il proprio sguardo, il proprio contributo attraverso speech e/o stimolando il dibattito nei vari salotti, bar compreso.

Torniamo a noi, dicevamo, siamo in viaggio, tutto alla grande compreso il diluvio che non sembra destare alcuna preoccupazione allo straordinario pilata, io baciata dal Sole e in pieno mood estivo, dopotutto a Senigallia i parcheggi a lungomare si pagano dal primo di giugno, perciò per me, il 9 giugno era piena estate. Scendo dalla macchina… 11° gradi. Primo insegnamento: il prossimo anno fare valigia che mi conferisca maggiore resilienza al manifestarsi di eventi traumatici (tra l’altro prevedibilissimi, si lo so).

Partiamo con un ice breaker game, mi serve solo a fini stilistici e per rimanere in tema. Non vi farò una cronaca dettagliata dell’evento, dei panel seguiti, degli speech più discussi e della nottata Lego Serious Play dove il legacy team ha battuto per la prima volta nella storia l’agile team, con un progetto che tutto il resto il resto è noia. Vi lascio solo una suggestione: 2 parchi tematici con villa, piscina, percorso attrezzato e cavalli. Top del top 😉

Foto 10-06-16, 22 15 00Nel raccontarvi una della serate più divertenti di questa 3 giorni, vi apro ad una riflessione: il legacy team era composto da persone con una forma mentis Agile, c’erano coach, project manager e scrum master. Quindi si è da subito approcciato al lavoro in un certo modo, nel momento in cui ho espresso determinate richieste, mi hanno coinvolto nella realizzazione del progetto, definendo ciò che per me era fondamentale e ciò che poteva considerarsi secondario. Poi hanno iniziato a costruire, dividendosi le cose da fare ed io sono rientrata in gioco solo alla fine per la compravendita. Mentre l’Agile Team ogni 7 minuti condivideva con il buyer lo stato avanzamento lavori, ottenendo così l’ok per procedere ad implementazioni successive.

Mi sono sorpresa: pur non dialogando più con la squadra, loro erano perfettamente allineati ai miei desideri ed ognuno ha lavorato per consegnarmi la massima qualità. Il risultato? Avevo molti più benefict di quelli richiesti e quindi ero positivamente sorpresa. anche perché ho comprato rimanendo al di sotto del mio budget massimo di spesa. Dall’altro lato i costruttori avevamo lavorato senza sforare i tempi e senza far fronte a degli extra budget, con una buona marginalità.

Secondo me quanto successo è indicativo del fatto che l’Agile sia il mezzo e mai il fine. In questa 3 giorni si è discusso di Agile uscendo dal mera applicazione della metodologia nei reparti IT, potendo così riflettere su: Agile applicato alla Vision di impresa, di come poter integrare i processi, di quanto sia importante che questo penetri in  maniera trasversale nei reparti di azienda. Tutte le organizzazioni possono lavorare in maniera Agile? Questo approccio è realmente funzionale in ogni realtà? Quali sono e dove sono le resistenze che si vengono a creare? Perchè si creano?

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Queste alcune domande che abbiamo discusso insieme e mi è piaciuto molto, entrare in contatto con il mondo Agile italiano attraverso il camp. Dopotutto ero una markettara digitale, con un passato in una realtà fortemente strutturata e un futuro con qualche sfida da cogliere e lanciare.

Studio l’Agile da un paio di anni, in passato ho cercato di introdurlo a piccoli passi e piccole dosi, per semplificare alcuni processi e rendere il cliente più consapevole del processo di lavoro ma ho incontrato resistenze legate proprio al modello di business. Oggi continuo a studiare e a sperimentare su di me, cercando partner che lavorano in questo modo e a proporlo, quando possibile, su determinati clienti.

Ho tutta l’intenzione di tornare il prossimo anno.

Enjoy
Anna

P.S. Si vi va di leggere un post serio su ciò che è stato vi consiglio quello di Roberta, troverete info sugli interventi, workshop e game che si sono alternati. Per il resto vi consiglio di partecipare.

 

 

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