Anna Torcoletti

Quei furbacchioni del Viral Mktg – Intervista Shock

Posted by: Anna Torcoletti in: ● 27 febbraio 2009

Forse dovrei iniziare il post ringraziando Dr_Who per avermi segnalato quest’intervista e da una parte lo faccio ma dall’altra mi mordo le mani per averla ascoltata a quest’ora, ormai il sonno è andato proprio in quel posto dove sto immaginando di mandare questi due protagonisti:
Anna Ricotti, marketing and product development director della Divisione Lovable (Gruppo Branded Apparel Italia), e Cesare Casiraghi, socio e direttore creativo di Casiraghi & Greco. Quindi due personaggi a quali verrebbe per certi versi spontaneo attribuire un discreto spessore professionale e volendo sbilanciarsi, autorevolezza d’opinione.
Confesso di avere ascoltato l’intervista 3 volte, non solamente per puro masochismo ma per essere sicura di aver capito bene e questo motiva i primi 2 ascolti, l’ultimo per la brillante idea di volermi appuntare tutte le frasi deliranti poi mi sono accorta che stavo letteralmente trascrivendo l’intervista e ragionando in prospettiva di questo post mi è sembrato inutile riproporvela testualmente.
Perciò evitando di dar ancora più spazio a determinate affermazioni vorrei provare, nel mio piccolo, a scrivere brevemente cosa penso viral mktg e più in generale del cosiddetto Mktg Non-Convenzionale fortemente legato allo sviluppo e diffusione delle nuove tecnologie.
Faccio parte ormai da diverso tempo del Crazy Mktg Network, cito testualmente la descrizione del network:
Il nostro pane si chiama guerrilla, buzz, viral, social-media, word-of-mouth.
Cosa siamo un branco di buffoni? Se sì, discutiamone.
Continuo con la citazione:
Benvenuti nell’era del marketing 2.0.
Traducendo l’era dei furbacchioni?
Senza voler incalzare troppo la polemica, perdonatemi sono ancora abbastanza calda, a me dispiace veramente tanto sentir raccontare quel mondo, sicuramente sperimentale, contradditorio, in via di sviluppo e via discorrendo che è oggi la comunicazione online, su cui sto cercando di lavorare.
Sono un’appasionata e curiosa di queste forme d’interazione, dedico tempo a ricercare articoli, studi, case history, cerco di confrontarmi e stabilire relazioni con quelle persone che stimo e che so che possono aiutarmi nel mio percorso. M’impegno a costruirmi in qualche modo una professionalità credibile, provo a dar il massimo quando preparo progetti di comunicazione da presetare ad eventuali clienti, non è sempre facile prima di tutto essere compresi e poi trasmettere l’idea che in ogni caso, dietro ad ogni campagna ci sia sempre un lavoro serio di ricerca e non campato per aria.
Quando l’esimio Cesare Casiragi dice:
Buttare un virale in internet è come buttare una bottiglia nel mare…
Mi verrebbe voglia di buttarci lui propio come sta buttando tutte le ore di lavoro di quelle persone che seriamente studiano prima il “terreno” dentro al quale vorranno posizionare il loro progetto, individuano strategie e tecniche operative, strumenti.  Stiamo parlando di professionisti nè di furbacchioni o tanto meno di giocatori d’azzardo.
Credo che gli operatori di comunicazione e mktg si debbano porre in condizione di ascolto, apertura e trasperenza verso gli interlocutori, stabilirci relazioni costruttive e durature, tutto questo va ben oltre al raccontargli una barzelletta e sperare fortemente nella risata o simpatia convinti che questa costituisca brand awareness.
Dato che detesto fare post lunghi come papiri mi fermerei qui, chiudendo per oggi, anche perchè domani si lavora, non si gioca a dadi.
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