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	<title>Commenti a: Il blog come atto perlocutivo in Azienda</title>
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	<description>&#34;Fish Where the Fish Are&#34; cit. J.Owyang</description>
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		<title>Di: annatorc</title>
		<link>http://www.annatorcoletti.it/2008/01/24/il-blog-come-atto-perlocutivo-in-azienda/#comment-590</link>
		<dc:creator>annatorc</dc:creator>
		<pubDate>Sun, 27 Jan 2008 21:40:58 +0000</pubDate>
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		<description>Ciao Pilvi, accolgo, molto volentieri, la provocazione:

&quot;[...] secondo te il web 2.0 può essere considerata una rivoluzione culturale? &quot;

Sì, secondo me, se intendiamo, citando Hannerz, la cultura come:
&quot;Una struttura di significato che viaggia su reti di comunicazione non localizzate in singoli territori&quot;.

Il web 2.0 è soprattutto un&#039;evoluzione dei mezzi e dell&#039;infrastruttura sulla quale poggia internet ed in questo senso rappresenta un nuovo modo di intendere la rete che pone al centro l&#039;elemento umano ed il suo essere un&#039;animale sociale.

Forse abbiamo la tecnologia ma non ancora la capacità o la voglia di capirne appieno le potenzialità, questo perchè significherebbe ridisegnare tante, (troppe?), prese di posizione... Forse se ne fa, (non sempre), un uso molto indivuale nascosto dietro ad una facciata   di socialità, purtroppo non vedo tutta questa limpidizza nei rapporti o nelle relazioni/sinergie che nascono. Perchè in fondo l&#039;aprirsi significa un &quot;mettersi in gioco sincero&quot; e non è di sicuro un discorso comodo da farsio per lo meno così immediato e scontato, è più facile vederne i rischi che le potenzialità...
Sinceramente,  ormai è più di un mese che m&#039;interrogo sulle contraddizioni del cosiddetto web 2.0 e non ti nascondo che più volte  sono arrivata a pensare che il suo più grande &quot;limite&quot; è anche la sua grandezza: le persone.

Per quanto riguarda il web 3.0, se ti riferisci al semantic web, credo che nel giro, veramente di pochi mesi, vengano fatti costantemente passi in avanti, lo stesso Flickr (che ti piace tanto ;-) ), inizia ad offrire buone possibilità in questo senso...Si tratta di coglierle e di applicarle,  in quel caso mi sentirei di parlare in termini di rivoluzione culturale intesa anche, come un processo di assimilazione ad ampio spettro di tecniche e pratiche.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Ciao Pilvi, accolgo, molto volentieri, la provocazione:</p>
<p>&#8220;[...] secondo te il web 2.0 può essere considerata una rivoluzione culturale? &#8221;</p>
<p>Sì, secondo me, se intendiamo, citando Hannerz, la cultura come:<br />
&#8220;Una struttura di significato che viaggia su reti di comunicazione non localizzate in singoli territori&#8221;.</p>
<p>Il web 2.0 è soprattutto un&#8217;evoluzione dei mezzi e dell&#8217;infrastruttura sulla quale poggia internet ed in questo senso rappresenta un nuovo modo di intendere la rete che pone al centro l&#8217;elemento umano ed il suo essere un&#8217;animale sociale.</p>
<p>Forse abbiamo la tecnologia ma non ancora la capacità o la voglia di capirne appieno le potenzialità, questo perchè significherebbe ridisegnare tante, (troppe?), prese di posizione&#8230; Forse se ne fa, (non sempre), un uso molto indivuale nascosto dietro ad una facciata   di socialità, purtroppo non vedo tutta questa limpidizza nei rapporti o nelle relazioni/sinergie che nascono. Perchè in fondo l&#8217;aprirsi significa un &#8220;mettersi in gioco sincero&#8221; e non è di sicuro un discorso comodo da farsio per lo meno così immediato e scontato, è più facile vederne i rischi che le potenzialità&#8230;<br />
Sinceramente,  ormai è più di un mese che m&#8217;interrogo sulle contraddizioni del cosiddetto web 2.0 e non ti nascondo che più volte  sono arrivata a pensare che il suo più grande &#8220;limite&#8221; è anche la sua grandezza: le persone.</p>
<p>Per quanto riguarda il web 3.0, se ti riferisci al semantic web, credo che nel giro, veramente di pochi mesi, vengano fatti costantemente passi in avanti, lo stesso Flickr (che ti piace tanto <img src='http://www.annatorcoletti.it/wp-includes/images/smilies/icon_wink.gif' alt=';-)' class='wp-smiley' />  ), inizia ad offrire buone possibilità in questo senso&#8230;Si tratta di coglierle e di applicarle,  in quel caso mi sentirei di parlare in termini di rivoluzione culturale intesa anche, come un processo di assimilazione ad ampio spettro di tecniche e pratiche.</p>
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		<title>Di: riccardo</title>
		<link>http://www.annatorcoletti.it/2008/01/24/il-blog-come-atto-perlocutivo-in-azienda/#comment-589</link>
		<dc:creator>riccardo</dc:creator>
		<pubDate>Sun, 27 Jan 2008 18:15:06 +0000</pubDate>
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		<description>è sicuramente un fatto culturale prima di tutto. Secondo me è solo una questione di tempo. Il ricambio generazionale ai vertici aziendali porterà il blog sempre più spesso ad essere una arma affilatissima. Ma ci vuole tempo e una rivoluzione culturale. secondo te il web 2.0 può essere considerata una rivoluzione culturale? e il 3.0?</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>è sicuramente un fatto culturale prima di tutto. Secondo me è solo una questione di tempo. Il ricambio generazionale ai vertici aziendali porterà il blog sempre più spesso ad essere una arma affilatissima. Ma ci vuole tempo e una rivoluzione culturale. secondo te il web 2.0 può essere considerata una rivoluzione culturale? e il 3.0?</p>
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		<title>Di: annatorc</title>
		<link>http://www.annatorcoletti.it/2008/01/24/il-blog-come-atto-perlocutivo-in-azienda/#comment-588</link>
		<dc:creator>annatorc</dc:creator>
		<pubDate>Sun, 27 Jan 2008 14:21:29 +0000</pubDate>
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		<description>Forse sì, purtroppo... :-(
Per un motivo e per un altro non si sono fatti grandi passi in avanti...</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Forse sì, purtroppo&#8230; <img src='http://www.annatorcoletti.it/wp-includes/images/smilies/icon_sad.gif' alt=':-(' class='wp-smiley' /><br />
Per un motivo e per un altro non si sono fatti grandi passi in avanti&#8230;</p>
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		<title>Di: carlodaniele</title>
		<link>http://www.annatorcoletti.it/2008/01/24/il-blog-come-atto-perlocutivo-in-azienda/#comment-587</link>
		<dc:creator>carlodaniele</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 24 Jan 2008 16:26:47 +0000</pubDate>
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		<description>è difficile individuare con precisione le cause. vista la varietà del panorama imprenditoriale italiano, direi che in alcuni casi il problema è organizzativo, in altri è culturale (ma in fondo non c&#039;è grande differenza tra organizzazione e cultura).
in ogni caso, va detto che l&#039;imprenditoria italiana è poco propensa alla comunicazione e, ancor di più, alla comunicazione democratica.
ma succede anche con le strategie di marketing.
ai bei tempi si diceva che il problema dell&#039;imprenditoria italiana è la scarsa cultura d&#039;impresa, scarsa propensione al rischio e agli investimenti, difficoltà di pianificare nel lungo termine.
forse il problema è ancora quello.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>è difficile individuare con precisione le cause. vista la varietà del panorama imprenditoriale italiano, direi che in alcuni casi il problema è organizzativo, in altri è culturale (ma in fondo non c&#8217;è grande differenza tra organizzazione e cultura).<br />
in ogni caso, va detto che l&#8217;imprenditoria italiana è poco propensa alla comunicazione e, ancor di più, alla comunicazione democratica.<br />
ma succede anche con le strategie di marketing.<br />
ai bei tempi si diceva che il problema dell&#8217;imprenditoria italiana è la scarsa cultura d&#8217;impresa, scarsa propensione al rischio e agli investimenti, difficoltà di pianificare nel lungo termine.<br />
forse il problema è ancora quello.</p>
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